Biodisponibilità
Frazione di un nutriente o farmaco che raggiunge la circolazione sistemica in forma attiva dopo la somministrazione orale.
La biodisponibilità è la percentuale di una sostanza assunta per via orale che raggiunge effettivamente la circolazione sistemica in forma attiva, disponibile per esercitare il suo effetto fisiologico. Non conta solo quanto di un nutriente o integratore viene ingerito, ma quanta parte di esso arriva dove deve arrivare — e in che forma.
Fattori determinanti
La biodisponibilità dipende da diverse variabili che agiscono in sequenza dal momento dell’ingestione fino all’assorbimento.
La solubilità è il primo ostacolo. Le sostanze liposolubili — come la vitamina D, la vitamina K, il Coenzima Q10 e la curcumina — richiedono la presenza di grassi alimentari per essere assorbite dall’intestino. Assunte a stomaco vuoto, la loro biodisponibilità si riduce drasticamente.
La forma chimica è spesso il fattore più determinante. La stessa molecola in forme diverse può avere una biodisponibilità radicalmente diversa. Il magnesio ne è l’esempio più studiato: la forma ossido è assorbita in misura molto limitata, mentre le forme citrato e bisglicinato raggiungono livelli di assorbimento significativamente superiori. La forma influenza anche il sito di assorbimento nell’intestino e la tollerabilità gastrointestinale.
Il metabolismo epatico di primo passaggio è un altro fattore critico. Molte sostanze vengono elaborate dal fegato prima di raggiungere la circolazione sistemica, riducendo la quota attiva disponibile. La curcumina è il caso più citato: nella forma standard, la quota che raggiunge il sangue è minima. L’aggiunta di piperina — un composto del pepe nero — inibisce questo processo epatico e aumenta la biodisponibilità in modo sostanziale. Formulazioni liposomiali e in forma di fitosomi ottengono risultati analoghi attraverso meccanismi diversi.
Infine, alcuni nutrienti sfruttano trasportatori intestinali specifici per l’assorbimento. Il magnesio bisglicinato, legato a due molecole di glicina, utilizza i trasportatori degli aminoacidi — più efficienti e meno soggetti a competizione con altri minerali rispetto ai canali ionici standard.
Biodisponibilità e menopausa
Dopo i 50 anni, diversi cambiamenti fisiologici riducono la biodisponibilità dei nutrienti: la riduzione dell’acidità gastrica, le alterazioni del microbiota intestinale e la riduzione della superficie assorbente dell’intestino tenue. Questi cambiamenti rendono la scelta della forma chimica degli integratori particolarmente rilevante in questa fascia d’età — non tutti i prodotti equivalenti per contenuto in etichetta lo sono sul piano dell’efficacia clinica.
Implicazioni pratiche
Comprendere la biodisponibilità significa leggere un’etichetta in modo più critico. Un integratore con una dose apparentemente elevata in una forma scarsamente assorbibile può risultare meno efficace di uno con una dose inferiore in una forma ad alta biodisponibilità. La modalità di assunzione — con o senza cibo, a quale orario, in associazione con altri nutrienti — è parte integrante dell’efficacia, non un dettaglio secondario.