Biochimica

BDNF

Brain-Derived Neurotrophic Factor: proteina che promuove la sopravvivenza, la crescita e la plasticità neuronale, ridotta dal calo estrogenico.

Il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor, o Fattore Neurotrofico Derivato dal Cervello) è una proteina prodotta principalmente dal cervello stesso, con la funzione di nutrire, proteggere e far crescere i neuroni. Si può pensare al BDNF come a un fertilizzante per il cervello: senza di esso, le connessioni neurali si indeboliscono, la formazione di nuovi ricordi diventa più difficile e i neuroni esistenti sono più vulnerabili ai danni.

Funzioni principali

Il BDNF agisce legandosi a recettori specifici sulla superficie dei neuroni, attivando una serie di risposte protettive e di crescita. Protegge i neuroni dallo stress ossidativo e dalla morte cellulare programmata, prolunga la loro sopravvivenza in condizioni avverse e favorisce la formazione di nuove connessioni sinaptiche — il processo alla base dell’apprendimento e della memoria.

Una delle funzioni più rilevanti del BDNF è la stimolazione della neurogenesi nell’ippocampo, la struttura cerebrale centrale per la memoria episodica. L’ippocampo è una delle poche aree del cervello adulto in cui si continuano a formare nuovi neuroni, e il BDNF è uno dei principali fattori che rendono possibile questo processo.

BDNF e menopausa

Gli estrogeni — in particolare l’estradiolo — sono tra i più potenti stimolatori endogeni del BDNF. I recettori estrogenici sono concentrati nelle stesse aree cerebrali in cui il BDNF è più abbondante: ippocampo, corteccia prefrontale, amigdala. Quando gli estrogeni calano in menopausa, la sintesi di BDNF si riduce in queste regioni, compromettendo la neuroplasticità e accelerando il declino cognitivo.

Questa riduzione ha conseguenze concrete: bassi livelli di BDNF sono associati a peggioramento della memoria episodica, rallentamento dei processi cognitivi e aumento del rischio di depressione nelle donne in post-menopausa. Il BDNF rappresenta quindi uno dei principali meccanismi biologici attraverso cui il calo estrogenico si traduce in sintomi cognitivi percepibili.

Come sostenere il BDNF

Diversi interventi non farmacologici hanno dimostrato di aumentare i livelli di BDNF in modo misurabile. L’esercizio fisico aerobico è lo stimolatore più potente: anche sessioni di moderata intensità, ripetute regolarmente, producono aumenti significativi e duraturi. L’effetto è mediato dall’aumento del flusso ematico cerebrale e dall’attivazione di vie metaboliche che promuovono direttamente la trascrizione del gene BDNF.

Sul fronte nutrizionale, il DHA — il principale acido grasso omega-3 a lunga catena presente nel pesce grasso — è il nutriente con la maggiore evidenza per il supporto del BDNF, grazie al suo ruolo strutturale nelle membrane neuronali e alla sua capacità di modulare l’espressione genica a livello cerebrale. Anche i polifenoli — in particolare quelli presenti nel cacao, nei mirtilli e nell’olio extravergine di oliva — mostrano effetti positivi sui livelli di BDNF in studi osservazionali e alcuni trial clinici. Il digiuno intermittente, infine, attiva percorsi metabolici che stimolano la produzione di BDNF come risposta adattiva alla restrizione calorica.