Inflammaging
Un'infiammazione cronica silenziosa che si accumula con l'età e accelera invecchiamento e malattie degenerative — amplificata dalla menopausa.
Inflammaging è un termine coniato unendo le parole inglesi inflammation (infiammazione) e aging (invecchiamento). Descrive uno stato infiammatorio cronico, silenzioso e di bassa intensità che si accumula negli anni e che, a differenza di un’infiammazione comune, non ha un inizio preciso, non causa febbre né dolore, e non si risolve da solo. È una brace che non si vede ma continua a bruciare — e che nel tempo danneggia tessuti, vasi e organi.
Come si innesca
L’inflammaging non ha un’unica causa: è il risultato di diversi processi che si sommano e si alimentano a vicenda.
Il primo riguarda le cellule senescenti — quelle che, con l’età, smettono di dividersi e funzionare normalmente ma non vengono eliminate. Queste cellule “in stasi” non sono inerti: continuano a emettere segnali chimici che irritano le cellule vicine, mantenendo l’intero tessuto in uno stato di allerta permanente. Un po’ come un vicino che litiga ad alta voce ogni notte: non ti fa nulla direttamente, ma ti logora.
Il secondo meccanismo riguarda i mitocondri, le strutture che producono energia all’interno delle cellule. Con l’invecchiamento, i mitocondri si danneggiano e rilasciano frammenti del loro materiale genetico in zone della cellula dove non dovrebbero trovarsi. Il sistema immunitario interpreta questi frammenti come un segnale di infezione e reagisce di conseguenza — alimentando l’infiammazione anche in assenza di qualsiasi minaccia reale.
Il terzo riguarda il NAD+, una molecola essenziale per la riparazione cellulare e la produzione di energia. L’infiammazione cronica ne accelera il consumo, privando le cellule di uno strumento fondamentale per mantenersi in salute — e peggiorando così la capacità del corpo di contenere l’infiammazione stessa. Un circolo vizioso difficile da interrompere.
Perché la menopausa lo amplifica
Gli estrogeni svolgono, tra le tante funzioni, un ruolo di freno naturale sull’infiammazione. Quando i loro livelli calano, questo freno si allenta — e l’inflammaging accelera su più fronti contemporaneamente.
La permeabilità intestinale tende ad aumentare: la barriera che riveste l’intestino diventa meno efficiente, permettendo a sostanze batteriche di passare nel sangue e di attivare risposte infiammatorie. La disbiosi — uno squilibrio nella flora batterica intestinale — può aggravare questo processo.
Il grasso addominale, che spesso aumenta dopo la menopausa, non è un tessuto passivo: produce attivamente sostanze infiammatorie. Più grasso viscerale c’è, più infiammazione di fondo viene generata — e più questa infiammazione favorisce a sua volta l’accumulo di grasso, in un altro circolo che si autoalimenta.
La resistenza insulinica — anch’essa più frequente in postmenopausa — è al tempo stesso una causa e una conseguenza dell’inflammaging, oltre che un fattore di rischio cardiovascolare indipendente.
Cosa si può fare
Non esiste un singolo intervento che “spegne” l’inflammaging, ma le strategie con le prove più solide convergono su scelte quotidiane accessibili.
Una dieta ricca di polifenoli (frutta, verdure a foglia, legumi, olio d’oliva) e di omega-3 riduce i marcatori infiammatori circolanti. Il movimento fisico regolare — anche moderato — è uno dei modulatori più potenti dell’infiammazione cronica che abbiamo. Il sonno di qualità e la gestione dello stress completano il quadro: entrambi influenzano direttamente i meccanismi che alimentano l’inflammaging.
Alcuni composti studiati in questo ambito — come il resveratrolo e la berberina — mostrano risultati promettenti nel modulare l’infiammazione legata alla senescenza cellulare, ma restano strumenti complementari, non sostitutivi delle basi.